2x05 BOLO

Voglio iniziare la recensione ammettendo con onestà di essermi improvvisamente resa conto, nel corso di questa puntata, di essere ormai perdutamente innamorata di Emily Byrne. È stata una epifania dirompente, una sensazione impossibile da mettere in disparte e di cui ho voluto parlare subito nell'incipit.

Non che prima mi fosse indifferente, ne ho sempre ammirato la forza propulsiva che la spinge inevitabilmente verso la sopravvivenza – senza che lei sia realmente consapevole della portata della sua energia (come le fa notare il padre, “Sei più forte di quel che credi”, e io concordo), ho provato compassione per lei, quando, sola al mondo, si è vista costretta a fuggire per difendersi da chi le dava la caccia – gli stessi di cui si fidava – e intanto doveva risolvere in corsa il mistero celato dietro la sua scomparsa, sopraffatta dal panico per la sorte del figlio, unico suo faro nella disperazione. E ultimamente ho spesso provato tenerezza per lei.

Ma solo adesso ho realizzato che per me non è più semplicemente un personaggio ben scritto e ottimamente interpretato, ma una persona reale in carne e ossa, che ha una sua precisa identità, è autonomamente definita, qualcuno per cui provo autentico affetto, a cui mi sento legata e che mi induce un forte senso di protezione. Prima mi limitavo ad essere partecipe a distanza di una storia particolarmente drammatica, ora le sto accanto e vivo le sue pene come se fossero le mie. Non sempre un personaggio supera la somma delle caratteristiche che gli sono attribuite sulla carta e spicca il volo, prendendo vita, ma Emily lo ha fatto.

In questo senso la seconda stagione di Absentia ha per me il pregio, oltre a molti altri positivi che ho già citato, di farci avvicinare più intimamente ai personaggi - non solo coinvolgendoci di più nelle loro vite, ma mostrandoceli umani, vulnerabili e imperfetti – nell'imperfezione risiede l'autenticità - sotto i vari strati e corazze che ogni essere umano si costruisce intorno. (Emily rimane comunque la mia preferita, quella per cui entrerei in campo con oggetti contundenti in sua difesa, se si presentasse la necessità)

Ho trovato la quinta una puntata di transizione che ci ha portato gradualmente verso la seconda parte del percorso, dopo una prima metà trascorsa a sviluppare trame all'apparenza indipendenti che hanno iniziato a convergere una verso l'altra fino a trovare finalmente un (atteso) territorio comune ed è servita a fare da trampolino di lancio verso la Terra di Nessuno a.k.a. Moldova dove la scena si trasferirà e, immagino, il ritmo si farà più incalzante. Personalmente non vedevo l'ora di vedere Emily e Cal in azione sul campo, con molta più libertà e senza grilli parlanti intorno o regole a cui sottostare.

Emotivamente è stata una puntata molto più tranquilla rispetto ai drammatici eventi consumatosi negli ultimi minuti della scorsa settimana, e io penso che ne avessimo in un certo senso bisogno, per far decantare lo shock e metabolizzare quanto successo. C'è però da dire che quando si fa riunire l'intera famiglia Byrne, parenti acquisiti compresi, sotto lo stesso tetto, il concetto di “tranquillo” tende inevitabilmente a farsi sfumato e confuso, essendo tutti dotati di una forte personalità che sono poco inclini a trattenere. A quanto pare sono anche inclini a farci temere a tuno per la loro sopravvivenza (Warren, non farci mai più prendere uno spavento del genere).

Visto che finora Emily e gli altri personaggi sono andati avanti individualmente con le loro vite - come rette parallele che raramente si sono incontrate, eccetto nel caso di Alice e Jack, il cui tasso di incontri casuali è in grado di far riscrivere manuali di statistica-, ho interpretato narrativamente l'occasione della cena comunitaria, organizzata in seguito allo spavento condiviso per lo pseudo-infarto di Warren che ha funzionato da catalizzatore, come un modo per far incontrare e interagire tutti i personaggi coinvolti, fare il punto dello stato delle loro relazioni, e farli progredire nella direzione voluta, prima dell'assenza forzata di Emily, che è stata svelata successivamente. Una specie di “cena d'addio” senza avere la consapevolezza che lo fosse, un momento di condivisione prima di farli procedere con le storie personali. Ovviamente, nel rispetto del grande topos narrativo rappresentato dalle cene in famiglia televisive, sempre potenzialmente distruttive, in cui di norma si rompono rapporti fino alla settima generazione, si tirano fuori dall'armadio risentimenti che risalgono alle guerre puniche e viene reso indigesto perfino il dolce di Helen Byrne - donna di cui sentiamo sempre parlare, ma di cui nessuno ci svela la sorte – la situazione è saltata in aria molto in fretta.

Ora (*tento di calmarmi prima di proseguire). Ho ammesso all'inizio di provare un forte istinto di protezione nei confronti di Emily, quindi potrei non essere obiettiva, pur sforzandomi di esserlo, perché so di non essere esente dal rischio di subire il fascino indotto dalla sua irruente personalità che travolge tutti – così dicono – e che fa convergere naturalmente l'attenzione nei suoi confronti, ma io mi chiedo (picchiando i pugni sul tavolo), che cosa avrebbe fatto di male questa donna, per obbligarla a sorbirsi in ogni occasione quelle che per me sono soltanto frustrazioni e proiezioni di mancanze altrui, per i quali lei è il bersaglio più facile?
Perché deve essere sempre colpevole di qualcosa che tutti non vedono l'ora di rinfacciarle? Perché fa saltare i nervi a tutti, come se fossero costantemente a un passo dal non sopportarla più e fosse semplice, quindi, farli esplodere? Soprattutto, come mai quello di cui l'accusano non trova riscontro nel modo in cui Emily agisce?

È verissimo che ha una personalità intensamente magnetica che tende a farsi notare e lasciare il segno - pur non volendo, anzi, tenta sempre di farsi piccola e passare inosservata – e questo mette naturalmente in ombra caratteri più miti e ligi al rispetto delle regole, generando risentimento perché nessuno dà loro carezzine sulla testa. È altrettanto vero che Emily rappresenta di suo la classica mina vagante, la persona che resiste ai tentativi di normalizzazione, perché non riesce ad adeguarsi, e per la quale non si può smettere di preoccuparsi, dovendo sempre tenere in conto la possibilità che reagisca diversamente da come ci si aspetta - o farebbe comodo – e quindi non la si può ignorare per continuare a farsi i fatti propri (esattamente la stessa reazione riscontrata nella prima stagione), ma non è colpa sua se è stata rapita, se sta male, e non riesce a venire a capo del casino che ha nella testa, causato da una psicopatica. Sta facendo del suo meglio per tornare a essere “normale”, trovare un equilibrio e non creare problemi.

E, a differenza di un paio di altre persone, la sua forza sta proprio nel non lamentarsene mai, pur avendone ogni diritto, non essere meschina, non usare i suoi drammi per giustificare i suoi comportamenti. Anzi, tutto il contrario.
Prende quello stesso casino che non sa dipanare e che le rende la vita infernale, precludendole quella normalità che le piacerebbe vivere, come a tutti del resto, e se lo gestisce, in silenzio, per conto suo, pagando sempre le conseguenze di quello che fa anche quando non è in sé ed è il trauma a farla agire. Dagli altri io ho sempre e solo sentito lagne, che poi sfogano su di lei.

Alice è chiaramente la prima della lista. Sembrava cambiata, a un certo punto, molto più disponibile di un tempo, conciliante, diplomatica, pronta a mettere da parte le proprie difficoltà personali in una situazione oggettivamente disturbante (la prima madre che torna a rivendicare il suo posto – cosa che peraltro Emily è così intelligente da non aver mai pensato di fare) per concentrarsi sul bene più grande – quello di Flynn. Dentro di lei, però, si è sempre nascosta, senza essere mai veramente scomparsa, la stessa donna di un tempo, ben poco predisposta all'indulgenza, piuttosto rigida e pronta a prendersela con Emily, anche a sproposito e senza essersi prima fatta un quadro della situazione. Che razza di accusa sarebbe: “Tu fai incontrare a nostro figlio, vittima di un trauma, una persona che poi muore”?, riferendosi a Valerie e senza almeno chiedere qualche dettaglio in più.
Le starebbe rimproverando il fatto di esporre il figlio alla caducità della vita? Perché non saprei in che altro modo logico prendere la sua uscita. Non era previsto né che Valerie e Flynn si incontrassero, né che la donna successivamente morisse per colpa di un serial killer, non è quel genere di cose che qualcuno può in effetti sapere in anticipo, no?

Perché, invece, Alice non si preoccupa del fatto che Flynn ha evidentemente un problema di natura ansiosa per nulla raro, che gli fa temere che le persone che ama scompaiano dalla sua vita senza che lui possa esercitare qualche forma di controllo, per via di quello che gli è successo? E che proprio questa mancanza di controllo lo frustra e genera in lui malessere?

E lo stesso Warren, di solito grande sostenitore della figlia contro tutti, perché mai deve uscirsene con una inaspettata e sgradevole osservazione su come Emily decida sempre per sé senza curarsi degli altri che devono adeguarsi al suo comportamento? Da quando l'attacca così, di fronte a tutti, proprio lui?
È una domanda retorica, lo so che Warren è punto sul vivo ogni volta che il discorso verte su Valerie, senza che ne sappiamo ancora il motivo, e pare perdere il lume della ragione rendendolo scorretto e ingiusto.
In ogni caso, non vedo in che modo si possa accusare Emily di agire superficialmente quando si tratta di Flynn, visto che, tra l'altro, è l'unica a non mentire al figlio su nessun aspetto della vita, nemmeno quelli dolorosi o ingiusti, quando si presentano, l'unica che non fa finta che le cose vadano bene e la persona con cui lui, da quel che vediamo, riesce a essere se stesso. E, infatti, è l'unico che la difende.

Mi fa male vedere come Emily abbia ormai interiorizzato la generale opinione nefasta che la sua famiglia ha su di lei, come accetta - lo ha sempre fatto – le accuse di Alice, come se la ritenesse moralmente superiore (per favore!), non si difende mai, non spiega il suo punto di vista, si aspetta come un fatto assodato che persone adulte quanto lei e altrettanto imperfette la rimproverino a caso, e probabilmente crede di meritarsi un tale trattamento perché, del resto, chi mai potrebbe voler stare con lei e amarla? Solo un pazzo (cit.)

Mi spiace perché Emily, se ci si prende la briga di osservarla con attenzione, scavando oltre la corazza eretta per difendersi e tutti quei comportamenti nati come conseguenza del trauma, è una persona che sa essere fortemente empatica, ha un'innata delicatezza e sensibilità, come dimostra quando, uscendo dalla stanza in cui è ricoverato Warren per cercare il figlio, lo scorge con Nick e si ferma qualche istante sulla soglia prima di invadere il loro spazio, nel timore di intromettersi bruscamente nella conversazione tra i due. Io l'ho trovato un piccolo gesto molto bello, pieno di pudore e rispetto.

È una donna che fa del suo meglio, che tiene molto a chi le sta intorno – pur nelle difficoltà evidenti che incontra nell'avvicinarsi ad altre persone, soprattutto quelle a cui vuole bene-, che cerca in ogni modo di non ferire, sapendo di poterlo inavvertitamente fare a causa di parti di sé fuori controllo, ma che nonostante questo si ritrova sempre sotto accusa, ingiustamente. Io avrei lanciato anche il piatto sul soffitto, non mi sarei limitata ad andarmene perché la situazione si era fatta insopportabile.

Ha anche l'innegabile pregio di passare sopra ai torti e fare il primo passo dopo un conflitto, come se in fondo fosse abbastanza saggia da sapere che siamo tutti esseri umani predisposti a fare cose di cui ci pentiremo, meritevoli comunque di una seconda occasione.
E lo si vede bene nel modo diametralmente opposto in cui lei e Nick interagiscono nel corso della puntata.
Lui la rincorre fuori casa dopo la scenata a tavola (ricordandoci l'identica scena della prima stagione, quando cerca di consolarla dopo il primo disastroso incontro con il figlio) e tutti ne siamo rimasti favorevolmente colpiti, non aspettandoci da Nick una spinta altruistica che prevedesse il farla ragionare e convincerla a rientrare (anche Emily interpreta così il suo approccio). Ma figuriamoci se la sua intenzione è quella.
La rincorre per non perdere l'occasione di rinfacciarle di aver mentito sul caso e minacciare di fare la spia all'FBI (ok, non si trattava di fare la spia, ma “riportare un comportamento scorretto ai superiori”, come un agente è tenuto a fare, ma comunque, il senso è quello).

Lei, invece, pur non ricevendo mai scuse quando la si tratta male e sapendo di poter essere cacciata dal lavoro da un momento all'altro per colpa di Nick, quando si accorge che l'ex marito è visibilmente turbato dopo il fallimento della missione di cui era responsabile, cioè il trasferimento del terrorista, al punto da rendergli impossibile presenziare alla riunione, lo segue offrendogli ascolto, supporto e calore umano. Lo abbraccia, perfino! Ci vuole così poco, io dico, per non essere meschini. Lei ne è capace e lui no. Ora spiegatemi perché tutti si considerano migliori di lei e non perdano occasione di farle la predica, quando non sono assolutamente nella posizione di vantare chissà quale nobiltà d'animo.

C'è da dire che, proprio in occasione del disastro della missione, abbiamo finalmente l'occasione di vedere Nick nei suoi lati fragili umanissimi, impotente di fronte al serial killer pronto a ucciderlo, situazione estrema che gli fa capire che cosa conti davvero nella sua vita (Flynn), abbattendo di colpo quel complesso di onnipotenza dei poveri con cui ci ha stremato fin qui, generatosi dal fatto di avere tra le mani il caso più importante della sua carriera, per il quale stava trascurando tutto il resto. Rispetto all'uomo-pietra della prima stagione e all'uomo troppo preso a salvare il mondo delle passate puntate, preferisco questa versione molto più realistica e sfaccettata, che si è fatta un bel bagno di umiltà e che finalmente si rende conto di quello che ha passato Emily durante la prigionia, soffrendo per il figlio lasciato orfano. (Gli do credito di non aver riportato la mancanza di Emily, che può quindi ora proseguire con il caso).

Cal è l'uomo di cui non sapevo di avere bisogno. Sono piacevolmente sorpresa da come sia stato semplice introdurlo nella serie e come sia in grado di approcciarsi a Emily in modo corretto e scanzonato. Continua a tenerla d'occhio – e non perché glielo abbia chiesto Crown (credo e spero) – riesce a immedesimarsi come nessun altro nei suoi stati d'animo, sapendo quindi quando e come intervenire per riportarla tra noi, si fida del suo istinto, le dà sempre corda nelle sue intuizioni e la prende garbatamente in giro (su “dovrò metterti un campanello” sono morta), senza risultare inopportuno, insistente o troppo galante. È irresistibile, una vera ventata d'aria fresca. Lei non sembra manco accorgersi della sua presenza e di certo non viene scalfita dal cameratismo che lui cerca di impostare e dal senso dell'umorismo con cui vuole diminuire la distanza tra loro, ma noi lo notiamo e ringraziamo le divinità televisive per avercelo mandato. Se poi potesse anche mantenersi sano di mente fino alla fine e non rivelarsi psicopatico, ne saremmo ancora più felici.

La reazione di Tommy agli eventi passati mi ha invece profondamente deluso. Erano sbagliate le premesse con cui si sono vissuti gli eventi o lui ha subito una trasformazione in negativo e si sta comportando come se avesse cinque anni?
Dando per scontato che lui si sia reso conto che la reazione di Emily è stata indotta dalle esperienze traumatiche che lui stesso aveva risvegliato facendole l'interrogatorio sulla boccetta trovata nel cestino dell'immondizia. Posto che a quel punto abbia deciso, in modo consapevole se pur maldestro, di provare a tirarla fuori a forza dallo stato allucinatorio in cui versava, per farle capire di essere al sicuro con lui, scegliendo di contenerla fisicamente nonostante la sua richiesta esplicita di allontanarsi e non toccarla. E posto che abbia realizzato da tempo che Emily non sia al top del benessere mentale, è il caso di reagire come un adolescente offeso, come se lei avesse intenzionalmente voluto fargli uno sgarbo? Sono d'accordo che sia sconvolto, ha rischiato di morire, non devono essere stati dei bei momenti, certamente. E ci sta che la consideri pericolosa e non voglia avere a che fare con lei, ci mancherebbe. Capirei se la temesse, non mi capacito del motivo per cui la consideri una stronza epocale. Sono le comunicazioni via sms e le emoticon con cui risponde, come se lei gli avesse fatto del male di proposito, a lasciarmi perplessa e decretare la sua età mentale a livello asilo, e non uomo adulto e poliziotto che, immagino, si sarà già imbattuto in questo genere di problemi, sia nella sua formazione che sul campo.

Non apprezzo particolarmente – non mi è mai piaciuto in realtà – l'avvicinamento tra Alice e Jack, due personaggi che ormai è quasi impossibile vedere singolarmente. Continuo a non capirne il motivo di una decisione del genere, non so perché vogliano proseguire con una trama che non mi incuriosisce per niente, e che è potenzialmente pericolosa. Che cosa potrà mai venirne di buono? Capisco che Nick sia assente, che entrambi abbiano bisogno di aiuto, supporto e siano vittime della medesima sensazione di invisibilità che la presenza di Emily provoca/ha provocato nelle loro vite, peggiorandole (*alzo gli occhi al cielo), ma a mio avviso si sta giocando con il fuoco, perché lui è fragile e lei ha solo bisogno di mostrarsi utile almeno nella vita di qualcuno, visto che Nick la ignora e lei non riesce a risolvere i problemi di Flynn, nonostante gli sforzi - del resto lo ha ammesso lei stessa parlandone proprio con Jack.

Ho amato la grande – e rinomata - capacità espressiva di Stana Katic di comunicare le sue emozioni senza parlare, quando corre in ospedale dal padre e ci mostra come le spezzi il cuore e l'atterrisca l'idea di perderlo, stato d'animo di cui il padre è perfettamente al corrente. Ho visto in lei quella bambina fortemente legata al padre che deve essere stata.
Mi è piaciuto il modo in cui tocca la mano al fratello uscendo dalla stanza, per segnalare vicinanza e condivisione della medesima paura, e l'approccio fisicamente affettuoso che riserva a Flynn, che è tendenzialmente un adolescente poco incline al contatto, ma bisognoso di rassicurazioni che si permette di accettare da lei. Quella tra Nick, Emily e Flynn è stata una scena molto ben costruita. Chiariamoci, non spero in un ritorno della famigliola felice, non dopo quello che Nick ha creduto di lei nella prima stagione (tendo a mantenere i torti più a lungo di Emily), ma vederli insieme a gestire un momento di crisi del figlio, per una volta senza litigare, ma invece collaborando e supportandolo, è stato gratificante.

Warren continua a comportarsi in modo misterioso, quando si presenta a casa di Emily per donarle il ciondolo di San Michele, protettore dei guerrieri, e non le spiega una volta per tutte che cosa intende con quel “Ricorda che volevo proteggerti”, allontanando l'interrogativo con una risposta vaga.

Rimpiango invece che il terrorista abbia fatto quella fine, anche se è servita a unire i due casi in modo inaspettato e clamoroso, perché ho apprezzato la recitazione dell'attore e penso che avrebbe potuto sviluppare una sorta di relazione disturbata/attrazione fatale con Nick, molto a disagio in sua presenza (non so onestamente come Nick pensasse di fare carriera, non ne ha la stoffa né il sangue freddo necessario).

E adesso ci aspetta la Moldova sotto copertura. Non vedo l'ora!
Grazie a tutti per aver letto il papiro!

  • Visite: 316
  • www.absentiaitalia.it
  • Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Segui Absentia Italia sui social

Absentia Italia is a not-for-profit unofficial fansite. We are no way affiliated with Absentia Series, AXN, Sony Pictures Television, Masha Production or anyone related to the show. All rights reserved.
We do not claim ownership of any of the pictures displayed in the site. All pictures are copyright to their respective owners and no infringement is intended. If you are the owner of an image and wish to be credited or to have the image removed, please contact us.