2x03 Guilty

A un terzo del percorso (“vola il tempo quando ci si diverte, eccetera”), continuo a essere molto soddisfatta della qualità con cui Absentia si è impegnata a migliorare la seconda stagione, su diversi livelli: le tematiche sono oggettivamente più complesse e il loro svolgimento è chiaro e consequenziale e si sono fatti notevoli progressi sul fronte dell'approfondimento psicologico. C'è più cura per i personaggi, per le loro storie private e i rapporti che intercorrono tra loro.

Per quanto riguarda la parte thriller, non ho bisogno di mettermi alla lavagna a fare schemini e segnare gli indizi per seguirne lo sviluppo logico e temporale. Non mi è mai successo di dover tornare indietro a recuperare un particolare, ricostruire uno svolgimento o chiedermi: “Da dove salta fuori questo?”. Un gran sollievo, se me lo chiedete.

Una delle cose che apprezzo di più è la rappresentazione onesta delle condizioni di Emily, che mostra tutti i sintomi di quella sindrome da stress post-traumatico a cui ho già accennato nella prima recensione e il fatto che ne stia parlando ancora è un fatto per me molto positivo, significa che Absentia ha scelto di non alleggerire in nessun modo il crudo realismo degli effetti che un disturbo di questo tipo provoca alle persone che sfortunatamente ne soffrono. Per me è una scelta coraggiosa e, da un certo punto di vista, anche utile per far luce su condizioni patologiche di cui non si parla molto. Non so se sarà apprezzata da tutto il pubblico, ma io credo che lo staff di Absentia abbia scelto consapevolmente questa strada, a rischio di non rendere la sua protagonista universalmente amabile. A me fa invero molta tenerezza e la sento molto più vicina adesso che in passato, ma capisco che un personaggio del genere possa provocare reazioni contrastanti.

Absentia rappresenta la realtà per quella che è, non per quella che ci piacerebbe che fosse, e non intende fare pietosi sconti a un personaggio già provato di suo, che non è chiaro se sia più vittima del destino, cioè di cose che le capitano senza andare a cercarsele ma che di fatto la trovano sempre, o di se stessa. Ci mancano poi occasionali interlocutori che la accusano di tutto quello che di brutto accade nel mondo per tenere acceso il senso di colpa che la sta divorando e che viene accresciuto dal non aver dato credito a quelle che aveva creduto fossero farneticazioni delle madre.

Quello che mi chiedo, a ogni puntata in modo più pressante, è perché non ci sia nessuno intorno a lei che si renda conto di come sta e di come non riesca ad affrontare le conseguenze del trauma subito, che a me paiono ovvie.
È vero che il padre e il fratello ne hanno qualche sentore, ma il loro intervento è stato piuttosto blando e non hanno un chiaro quadro generale delle sue condizioni. Non deve correggere il suo stile di vita più o meno condivisibile, ma deve farsi vedere da qualcuno e curare il trauma alla base di tutto.
Stiamo parlando di una donna torturata e tenuta prigioniera per sei anni, come è possibile che dopo pochissimo venga trattata come se fosse un'adulta completamente ristabilita, in grado di prendersi cura di se stessa, fare scelte ponderate, avere una vita sobria e composta se solo volesse, eh, peccato che non voglia, è testarda come un mulo?

Dopo essermi vanamente arrabbiata per giorni, ho realizzato che anche questa è una scelta, l'aver voluto rappresentare in modo sincero e vero quello che più o meno succede alle persone che presentano sintomi di comuni disturbi psichiatrici: intorno a loro nessuno dà il giusto peso alla cosa, tutti si aspettano che ci si decida una buona volta a tornare a funzionare regolarmente, grazie a una non meglio specificata “forza di volontà” che permetterebbe di rimettere a posto la propria vita in fretta e poi via al galoppo verso il tramonto e nuovi orizzonti. Se non va così, è colpa della persona che non si impegna abbastanza, non vuole, è pigra eccetera, ignorando di fatto, proprio come accade in Absentia, che così come si cura una qualsiasi altra malattia senza colpevolizzare chi ne soffre, lo stesso vale, o dovrebbe valere, per chi ha questo tipo di disagi. Perché la conseguenza è un'estrema sensazione di solitudine, esattamente come quella in cui percepisco che Emily si sta dibattendo. Non che non abbia persone intorno, ma queste persone, pur volendole bene, non colgono la radice del dilemma, ovvero la necessità di un aiuto professionale.

A complicare il tutto c'è il fatto che Emily è una donna volitiva e testarda, da sempre considerata “difficile”, quindi viene facile dirsi che il maggior ostacolo è costuito da lei stessa, che per prima rifiuta ogni aiuto e non si fa avvicinare da nessuno, ma nelle condizioni in cui ci viene mostrata basterebbe aprire gli occhi e guardarla per davvero. È spesso fragile, ingobbita, ritratta, isolata. Vogliamo fare cortesemente qualcosa, prima che sprofondi nell'abisso? (Volevo chiuderla così, drammatica).

Non capirò mai chi le ha firmato il benestare per tornare a lavorare nientedimeno che all'FBI, non dal panettiere sotto casa (con rispetto ai panettieri), perché lei sarà anche molto brava in quello che fa e perfettamente capace di mutare forma per ottenere quello che si prefigge, ma come può aver ingannato uno psichiatra? Vogliamo psichiatri migliori!
Inoltre, perché Crown la rivuole indietro il prima possibile, dimostrando una stima che onestamente non ho mai visto nella scorsa stagione, quando era il primo a darle la caccia? È ridotto alla canna del gas o si è pentito per come l'ha trattata?

La stessa Alice che, di punto in bianco, abbiamo scoperto essere una terapista, ripresa sul campo proprio come supporto per le persone traumatizzate a seguito dell'attentato, non si rende minimamente conto delle condizioni di Emily.
Facciamo un passo indietro. La caratterizzazione di Alice è totalmente cambiata rispetto a prima, ora è perfino gradevole e dotata di buon senso. Capisco che la concitazione degli eventi, una vita in procinto di saltare per aria a causa del ritorno di Emily e la paura di perdere Flynn le abbiano fatto assumere atteggiamenti molto protettivi e ostili, ma la trovo enormemente ammorbidita. Provo per lei un rispetto che non avrei immaginato di provare, la rispetto come unico genitore solido della triade, un punto di riferimento per Flynn, la mamma-chioccia di cui ha bisogno, quella che provvede a fornire un radicamento che Emily non può dargli, non essendo in grado di gestire se stessa. Mi piace che tra le due madri non ci sia astio, né che tentino di rivaleggiare nel cuore del figlio, anche perché Emily è a sua volta perfettamente consapevole del fatto che una madre è chi ti cresce, non chi ti mette al mondo, avendolo sperimentato lei stessa. Al momento Alice si sta comportando nel migliore dei modi, cercando di tenere in piedi il sistema precario di mutuo soccorso nei confronti del figlio di cui è l'azionista di maggioranza.
Ma non puoi fare il tuo mestiere, Alice, e dire a Emily che nel suo tempo libero può comportarsi come vuole, ma intorno a Flynn deve rimanere sobria. Come se non essere sobria fosse un hobby, non una dipendenza o un tentativo di placare l'angoscia.
Si è resa conto che Emily tentava di farsi piccola, durante il loro confronto fuori dal suo appartamento, come a voler scomparire nel muro? Che se ne stava in disparte, e a disagio, trasalendo nel vedere lei e Nick uniti e fisicamente vicini, quando Alice gli ha preso la mano, nello studio dello psicologo? Vogliamo aiutarla o preferiamo ignorare la sua fragilità emotiva, colpevolizzandola sempre?

Veniamo a Nick. Mi chiedo come sia possibile che io abbia provato per lui maggiore simpatia nella prima stagione – quando non ne provavo affatto. Non riesco a capire che problema abbia per comportarsi in modo tanto sgarbato, indifferente e passivo-aggressivo con la moglie, rea di avergli chiesto maggiore attenzione mentre stavano parlando dei problemi del figlio (lui stesso si era reso disponibile per fare tutto il necessario per aiutare Flynn, no?), e lui salta per aria come se nascondesse un corpo in cantina.
Non che con Emily vada meglio visto il malcelato fastidio che Nick prova nel venire a sapere che esce con Tommy o quando viene messo di fronte al fatto compiuto di ritrovarsela al lavoro, senza averne parlato con lui. A volte è come se Nick pensasse di dover essere, in qualche strano modo o forma, una sorta di guida spirituale per Emily, come se volesse indirizzarla o farle da mentore e il fatto che lei non intenda minimamente accordargliene il beneficio lo irritasse profondamente. Del resto è circondato da donne forti che lo sovrastano e più decidono per se stesse e meno lui riesce ad averci a che fare.
Avrei tanto voluto intimargli di togliere quei piedi dalla scrivania, a due centimetri dalla testa di Julianne (che invece, per motivi a me ignoti, pare apprezzarlo), mentre Crown gli stava parlando, anche se ho notato che tutti nell'ufficio avevano perso la compostezza dopo ore di lavoro, ma non è una giustificazione.
Lasciando stare la parte in cui si mette in pericolo decidendo di scendere nel seminterrato del sospettato dell'attacco, senza aspettare rinforzi, o studiare meglio la situazione. A un certo punto ho temuto che esplodesse insieme a tutta la casa. Non sono sicura che avrei pianto tutte le mie lacrime.
Sento una sottile arroganza far capolino nei suoi atteggiamenti, totalmente fuori luogo e spuntata così dal nulla.

In tutto l'episodio mi sono piaciute molto alcune scene proprio per come sono state impreziosite di dettagli non lasciati al caso, nonostante alcune volte si trattasse “solo” di tappe utili a far progredire la storia.

Per esempio mi ha colpito il visibile strazio mostrato da Lester alla notizia della morte di Valerie (ho provato per lui una simpatia inaspettata) e l'imprevisto legame empatico che si è creato tra lui ed Emily – nonostante gli inizi non idilliaci –, quando l'uomo mostra la sua vulnerabilità. Con uno scambio di sguardi e poche frasi si è creata un'atmosfera emotivamente meno scarna che non mi ha lasciato indifferente, nonostante la scena servisse solo come stratagemma per permettere a Emily di tornare all'FBI senza perdere la sua copertura.
Sono convinta che, grazie a scene di questo tipo, il modo in cui vediamo Emily e ci rapportiamo a lei si arricchisca sempre di nuovi elementi, grazie ai quali impariamo a conoscerla meglio, ad avvicinarci a lei.

Lo stesso è avvenuto proprio in occasione del “colloquio” di Emily e successivo reinserimento al lavoro: non è che ora magicamente Emily si trasforma nell'agente federale produttivo di un tempo. Rimane una donna che non sta bene, che viene messa in una situazione che potenzialmente può farla deflagrare, perché sta dando corda al suo ossessivo bisogno di rimettere almeno qualcosa al suo posto, in una vita in cui sembra andare tutto in rovina, convinta di essere lei a doverlo fare.
Per cui abbiamo la smorfia malamente tratteggiata a sorriso che avrebbe spaventato perfino i clown dentro ai tombini (e non viceversa), l'essere fisicamente presente, ma percepire la voce dell'interlocutore da un luogo di assenza e lontananza (che è un vero sintomo di ansia che inizia a farsi incontrollabile), il tentativo di farsi coraggio per qualcosa di più che non una semplice apprensione che la invade nel momento di tornare in ufficio e il trigger rappresentato nel trovarsi dentro a quella che, la scorsa stagione, si era rivelata la tana del nemico.
(Da un punto di vista logistico ho apprezzato come questa forma allucinatoria sia servita a ricordarci pezzi di trama della prima stagione).
In ultimo, la reazione di estremo disagio manifestata nel dover assistere all'autopsia della madre, cosa per la quale non credo esista un fegato abbastanza possente.

Per quanto riguarda il capitolo Tommy, siamo a un punto in cui questo povero ragazzo inizia a farmi pena, per quanto sia brutto dirlo. È stato molto delicato nel riferire la notizia della morte di Valerie è stato affettuoso in quel tocco incoraggiante, comprendendo come potesse sentirsi e si vede in ogni occasione come gli venga difficile dirle di no, a fronte di qualsiasi richiesta. È molto più coinvolto di lei nella misura in cui lei non può essere coinvolta in nessuna relazione, non riuscendo a prendersi cura nemmeno di un pesce rosso. Devo però dire che nei panni di Tommy non avrei fatto immediatamente la connessione su “torna al lavoro – vuole chiudere con me perché non le servo più”, mi è parsa una reazione eccessiva, ma questo la dice lunga su quello che lui teme sia davvero il loro legame. Certo, lei non ha aiutato nel non dare una risposta costruttiva, ma non la prenderei sul personale, perché appunto lei non è in grado di gestire nulla a questo punto della vita. Credo che nelle sue condizioni sia difficile permettersi di “sentire” qualcosa, tutto quello che fa è tentare di soffocare il malessere e con esso ogni emozione un po' più intensa.

Per Jack mi aspettavo proprio quello che è poi successo. Mi rendo conto di assistere alle sue avventure con un po' di pena nel cuore, perché lo vedo bello, solare, entusiasta, ma non ancora forte e quindi temo un tracollo alla prima avversità. Penso che tornare a fare il chirurgo gli servirebbe moltissimo per lasciarsi alle spalle il momento buio della sua vita, ma sospetto che proprio l'errore di valutazione sulla reazione che poteva aspettarsi dall'aver infranto le regole e aver agito di sua iniziativa sia forse il motivo per cui è ancora sotto osservazione. Ho paura che non la prenderà benissimo, ma come poteva aspettarsi gli applausi? Forse non ha visto abbastanza medical drama!

Flynn avrà anche i suoi problemi, ma perché la porta era chiusa a chiave, vista la presenza di un ragazzo la cui ansia si scatena nei luoghi confinati? Per quanto tempo l'avrebbero lasciato andare avanti a tentare di scardinare la porta, prima che qualcuno intervenisse?
Inoltre, ho notato solo io come la storia dell'attentatore sia in qualche modo simile alla sua? Un ragazzo che ne manda un altro in ospedale, il padre assente che non si accorge di niente e la madre che decide di metterlo in terapia? Ho sentito una mano gelida afferrare il cuore di Nick nell'ascoltarlo.

Cal al momento mi pare considerare Emily una palla al piede di cui non sentiva il bisogno di occuparsi.

Devo iniziare a preoccuparmi per Alice e Jack insieme?

Come sempre, non vedo l'ora che sia la prossima settimana, è una triste sorte a cui fatico a rassegnarmi, quando si tratta di Absentia. Fatemi sapere che cosa ne pensate!

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