2x02 Madness

Il secondo appuntamento della stagione ha, comprensibilmente, un altro ritmo rispetto alla première. Le seconde sono spesso puntate che si sobbarcano il compito di articolare più nel concreto lo svolgimento delle linee narrative impostate nel primo episodio, che è di solito grandioso ed esplosivo, proprio per attrarre lo spettatore, a cui devono essere poi fornite delle solide basi per proseguire con la storia, visto che avrà presumibilmente iniziato a ragionarci e porsi domande (che non avranno risposta fino alla fine, mettiamoci il cuore in pace).


Prima della visione, a causa della mia solita mania di andare a caccia di spoiler, ho letto in giro alcuni commenti negativi su quanto la puntata fosse noiosa, confusionaria e con diversi buchi narrativi che io, onestamente, non ho trovato. Certo, molte cose non sono chiare, ma non possono di certo esserlo alla seconda puntata che, invece, secondo me, regge, anche da un unto di vista logico.
Anzi, proprio perché non siamo in stato di emergenza come lo scorso anno con Emily in fuga in preda al panico (nostro, più che altro), c'è stato tutto il tempo di costruire e farci conoscere meglio lo strambo personaggio piombato nelle nostre vite, che si spaccia – verosimilmente, ci sono le prove – per la madre biologica di Emily.

Io le ho trovate fantastiche insieme, sia come personaggi che come attrici. Hanno condiviso parecchie scene senza perdere mai colpi, risultare eccessive o annoiarci a morte e per me questo è dovuto al fatto che Emily e Valerie si somigliano molto più di quello che pensano, possiedono lo stesso spiccato senso dell'umorismo e hanno in comune diverse espressioni, soprattutto quando si mostrano più vulnerabili e lasciano affiorare squarci di tenerezza. Con Valerie succede quando abbassa la guardia, smette di essere sguaiata e si rende conto di trovarsi davanti alla figlia perduta – probabilmente rimpianta –, mentre Emily si addolcisce quando è costretta a prendersi cura della donna svenuta.

Mettiamoci comunque nei panni di Emily, che già non sta bene di suo e cerca solo di recuperare un minimo di stabilità mentale, che crede di ritrovare scandagliando il suo passato e invece da quel fondale melmoso non riaffiora la soluzione ai suoi drammi, ma un nuovo problema, che le fa piombare tra capo e collo una madre creduta morta e non esattamente equilibrata a sua volta, di cui non sentiva la necessità di imbattersi in questo preciso momento della sua vita

Inoltre, quale delle versioni di Valerie a cui abbiamo assistito corrisponde al vero? Quella paranoica che crede di far parte di un complotto ai suoi danni, quella che entra in casa chiedendo di bere alcolici alle dieci del mattino, ma li rifiuta saggiamente dopo la crisi glicemica, quella su giri, quella dimessa, quella impaurita che si aggrappa al braccio di Emily perché non la lasci sola, quella che rimira la figlia con affetto o quella che spaventa Flynn e racconta una storia campata per aria (a mio avviso) sulle circostanze per cui Emily è entrata nel sistema delle adozioni, che sospetto non essere del tutto lineari?

Immagino che Valerie sia in ultimo un mix di tutti questi lati, chiaramente non è una persona in grado di gestire la sua vita in modo ideale e pensiamo quindi come debba essere sconcertante per Emily, già frastornata di suo, venire esposta a una girandola di comportamenti imprevedibili, che mutano senza tregua, senza avere troppi strumenti dalla sua parte per poter affrontare il tornado che è sua madre. Spesso, secondo me, le scappava da ridere, per la bizzarria della situazione e per la donna in apparenza fuori come un balcone che si è trovata a ospitare senza ancora aver capito come sia successo. Da un lato quindi affiora il suo addestramento come agente FBI, a cui pare tutto illogico e insensato– infatti assume naturalmente tono e postura da interrogatorio – dall'altro come fa, proprio lei, a darle della mitomane, quando abbiamo passato metà stagione a essere gli unici a crederle (noi e papà Byrne, ok), mentre il mondo le dava la caccia e tutto cospirava contro di lei, perché in effetti, le era stato costruito un complotto intorno, per quanto incredibile apparisse? (E, comunque, la madre aveva ragione!)

Il punto di svolta, in una situazione di impasse di ti credo-non ti credo-vattene-non me ne vado-mangia le lasagne è l'arrivo di Flynn. Emily può essere disorientata, vivere una vita disordinata, faticare ad affrontare una normalità a cui viene invitata e ci si aspetta che aderisca, senza che le venga facile o spontaneo, ma non le dovete toccare Flynn. Da lì non si transita. Per cui la nonna che lo spaventa e gli fa gli occhi da pazza viene cacciata di casa definitivamente – quando prima erano solo volate minacce senza nulla di fatto – perché a nessuno è concesso turbarlo o fargli del male. Ancora una volta si rafforza l'idea per cui tutto ciò che conta, nella vita di Emily, è il figlio. È lui ad averla spinta a sopravvivere all'inferno della prigionia e che adesso la induce, senza esserne cosciente, a dare un senso a quanto accaduto, a ricomporre i pezzi in cui la sua vita è deragliata, esclusivamente per il bene di lui. Mi ha molto colpito il fatto che Emily menta al fratello sull'identità di Valerie, ma non al figlio, questo mi convince ancora di più che i due siano legati da qualcosa di viscerale non razionalmente spiegabile, nonostante la loro storia travagliata fatta essenzialmente di assenza e di un rapporto tutto da ricostruire.

Emily tenta in ogni occasione di mantenere il controllo e un certo grado di freddezza rispetto agli sconvolgimenti che sembrano andare a cercarla, quando invece sappiamo noi e sa anche lei, intimamente, di avere radici ben poco salde e di essere predisposta a essere bombardata da raffiche emotive anche minime, in grado di scatenare in lei reazioni forti. È un modo di proteggersi e “tenersi insieme”.
Mi ha fatto molta tenerezza quando ha sputato, quasi con arroganza, “I'm not having an emotional moment”, come a chiarire che per lei l'incontro con la madre non ha nessun impatto di nessun tipo, cosa che è difficile a credersi per chiunque.
In realtà, come si vede successivamente quando va ad affrontare il padre, tutta questa fermezza che pretende di avere nel gestire le emozioni – più che altro di reprimerle sperando che che svaniscano – è solo, appunto, un'imposizione razionale inutile, perché che non tiene conto che il trauma irrisolto tende a manifestarsi in lei con crisi di ansia di varia intensità, come il tremore che la coglie in auto prima di salire da lui.
E qui veniamo a una reazione molto interessante, quella di Papà Byrne.

Lo conosciamo e sappiamo che è un uomo poco pacato, ma anzi estremamente energico e “abrasivo”, che si esprime senza filtri, senza timore di ferire i sentimenti altrui, con idee molto precise sulla realtà che lo circonda e senza nessuna predisposizione a guardare pacificamente i cantieri, ma basta davvero questo per giustificare il modo in cui si è rapportato alla figlia corsa da lui per informarlo del suo incontro con Valerie e avere un po' di supporto? Che cosa avrebbe fatto di male questa volta, povera donna? Mi pare normale che se qualcuno ti confessa dal nulla di essere la tua madre biologica e ha le prove per sostenerlo, quando ti hanno sempre indotto a credere che fosse morta, non puoi far finta di non aver sentito. Per forza vuole saperne di più. Perché invece lui la caccia di casa così brutalmente, come se gli avesse fatto un affronto personale, razza di ingrata? Mi pare altrettanto ovvio che Emily sia sconvolta e incredula nello scoprire che i suoi genitori adottivi le hanno mentito sulla sorte della madre, se pure per il “suo bene”, visto il soggetto poco raccomandabile. Non trovo folle, in generale, che a un certo punto un figlio adottivo voglia scoprire di più delle sue origini e di solito la reazione media non è cacciarlo di casa. È stato un po' troppo perentorio nell' “invitarla” a chiudere quella porta, ricordandole di essere una madre a sua volta e di dover pensare alla sua famiglia, quando la sua unica colpa è stata solo quello di parlargliene. Non gli ha di certo confessato di voler seguire la madre e unirsi con lei a un circo itinerante, no? Il solo conoscerla non la indurrà a trasformarsi in lei e quindi abbandonare il figlio in un orfanotrofio, sperabilmente. Quindi, Papà Byrne, tu non ce la racconti giusta. Sai troppo cose su di lei, per essere solo il padre adottivo.

Torniamo ora al (mio) punto critico della scorsa puntata: Tommy ed Emily. Allo stato dei fatti si inizia a delineare meglio come il rapporto tra di loro sia essenzialmente sbilanciato in favore di Emily, senza che Tommy se ne renda conto, temo. È vero che ha accettato le regole e sembra andargli bene quello che lei è disposta a dargli, ma ho sempre la sensazione che lui voglia di più, un maggiore coinvolgimento, raccontarle la sua vita, condividere la sua quotidianità, trattarla da compagna. Lei no. Lei non è minimamente in grado di gestire una relazione di intensa vicinanza sentimentale con un altro essere umano che non sia il figlio, lo tiene lontano, lo interpella quando le serve il suo aiuto e si fa viva quando ha bisogno di lui per tornare a livelli di stress accettabili. Non si lascia andare nemmeno nel sesso, che è per lei una sorta di “coping” in cui si nasconde, per cercare di sopprimere quello che la tormenta senza, nemmeno in certi momenti, farsi avvicinare o lasciarsi andare ad atteggiamenti di maggiore apertura o vulnerabilità. Del resto, sta molto attenta a non guardarlo in faccia, ha solo necessità di svuotare la mente e raggiungere qualche attimo di sollievo e oblio, che le servono per andare avanti.

Io ho il sospetto che Tommy finirà con il pagare in qualche modo drastico la disinvoltura con cui infrange le regole solo perché lei glielo chiede, esponendosi professionalmente e non. Non credo lei lo stia usando, penso che non sia minimamente in grado di comportarsi diversamente, farsi conoscere, farsi aiutare, lasciarsi avvicinare, perché è corazzata verso il mondo esterno e perché il suo equilibrio precario esplode a ogni occasione. Però almeno questa volta non sono ribaltata dalla sedia, nel vederli insieme.

L'unica cosa che mi rimane poco comprensibile è come mai Tommy si sia trasformato in un uomo pronto a vivere sul filo dell'illegalità, quando la scorsa stagione non ne avevamo visto i segni premonitori. Era il classico detective ligio al dovere che sporcava la macchina di ketchup, non uno che rischia di perdere il distintivo a breve.

Per quanto riguarda l'attacco terroristico, non se ne sa di più di quanto ne sapessimo la scorsa settimana e qui forse mi aspettavo si iniziasse a comprendere il filo che lega le due storie, anche se è forse la mia impazienza a parlare. Di tutta la vicenda che non mi è parsa particolarmente brillante, ho notato l'avvicinamento che secondo me sta avvenendo tra Julianne e Nick – un Nick che mi pare molto più vivace e attivo rispetto alla scorsa stagione, riuscendo perfino a condurre conversazioni articolate con le persone, senza andarsene in giro come un cane bastonato che porta da solo il peso del mondo - e l'atteggiamento enormemente irritante dell'agente Crown, che tratta Julianne come una sua sottoposta, quando, mi risulta, lei è solo una consulente esterna. Di lei amo la compostezza, il tono di voce sommesso e la calma glaciale con cui esterna le sue idee e il tacito disprezzo che indirizza a Crown, che sfida sottilmente in ogni occasione. Certo, anche io forse inizierei a esasperarmi per quel profilo che non arriva mai perché “ci sono tante cose da tenere in conto, la strada è lunga, Venezia è bella ma non ci vivrei”.

Di Nick ho apprezzato anche la telefonata alla moglie in cerca di conforto – visto che lo scorso anno lei continuava a offrirglielo, ma lui bofonchiava monosillabi fuggendo a fare jogging – ma Alice non mi è parsa molto motivata a darglielo, liquidandolo con un “sì, anche io subisco cose spaventose (quali?), fai un tuo lavoro e poi si vedrà”, mentre è felice della rinnovata autonomia fuori casa e ha almeno il buon gusto di rendersi conto che l'ha ottenuta a scapito della morte di centoventi persone e ammetterlo in ascensore con Jack.

Jack continua a lavorare sodo per ricostruire la sua vita, in silenzio e con determinazione, senza lasciare che nulla, nemmeno la richiesta della sorella di procurarsi illegalmente l'insulina, lo faccia deviare dall'obiettivo.
E mi è piaciuto che Emily non abbia insistito, accettando la decisione del fratello, ma si sia mossa da sola per verificare la veridicità della storia di Valerie. Questo ci ha regalato grandi perle comiche mentre si faceva strada verso l'archivio dell'ospedale, quando non riusciva a trattenere smorfie nel rendersi conto di quanto fosse facile introdursi ovunque e ingannare chiunque. Dopo quelle con la madre, la scena migliore è senza dubbio quella svoltasi tra lei e l'infermiera/addetta alle cartelle cliniche.

È vero che in questa stagione si sta dando maggiore spazio agli altri personaggi, ma io continuo a percepire Emily come il fulcro fondamentale della narrazione, con un impatto notevole in senso quantitativo sulle scene girate.
Confermo quello che ho pensato la prima puntata, cioè che la seconda stagione stia mostrando innegabili miglioramenti in qualsiasi settore: nella narrazione, nei dialoghi, nelle riprese, nel maggiore dinamismo e in un generale alleggerimento dell'atmosfera rispetto alle tenebre costanti. È un tipo di storia che mi coinvolge e mi incuriosisce. In più, Stana è sempre splendida, completamente immersa nella parte, sa recitare senza bisogno di parlare e sa trasformarsi come un camaleonte in ogni personaggio che interpreta, senza ricordarci nessun altro. Questo per me è un segno del suo grande talento (l'ho detto solo alla fine!). 

Sottolineo alcuni dettagli:
− il pupazzetto trovato nella borsa della madre e appoggiato vicino alla stampante, mentre lei lavora al pc
− lo scarafaggio disegnato sulla divisa del primo sospettato (potrò mai lavorare con uno scarafaggio sulla schiena?!)
− Julianne che gli offre i fazzoletti, un gesto di umanità che si oppone all'isteria autoritaria di Crown
− Nick che le porta il caffè. Nick, non mi stai piacendo.

Di nuovo, non vedo l'ora di sapere cosa accadrà (alla madre, soprattutto) e di conoscere la vostra opinione. Alla prossima!

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