2x10 Accomplice

Absentia è quel telefilm in cui brami spasmodicamente di sapere come prosegue la storia, mangiandoti le dita nell'attesa che passino le (lentissime) settimane tra un episodio e l'altro, per poterti tuffare di nuovo nel suo concitato mondo misterioso, finché si arriva al culmine finale, quando i segreti vengono svelati una volta per tutte e tu, dopo l'iniziale euforia, vieni colpito dall'amara consapevolezza che ormai è finita, e non ti rimane altro da fare che predisporti pazientemente a una stoica calma interiore fino alla prossima stagione, sempre che Amazon si decida a rinnovare la serie e ce lo faccia sapere in tempi non biblici. (Che stiamo aspettando??).

Come si nota, non sono fan della massima “Le cose belle devono finire”. #Stocavolo.

(*Chiaramente questo discorso non riguarda chi ha avuto la pazienza di attendere la messa in onda italiana e si vedrà Absentia nel giro di una notte, fortunati!)

 

Come avrete immaginato, la lunga premessa mi serviva soltanto per non mostrare in alto nel post di Facebook, e quindi in mondovisione, l'enorme spoiler del colpevole (tra virgolette) finalmente svelato, ovvero ALICE, nome che non mi tenevo dalla voglia di scrivere.

 

Cominciamo subito con il dire, ché qui la faccenda potrebbe protrarsi nel tempo, che non considero affatto Alice LA colpevole, come questo termine viene comunemente inteso e come lo era stata Laurie/Logan nella scorsa stagione. Stiamo parlando di una cosa completamente diversa.

Ammetto anche che non è stata nemmeno un'enorme sorpresa, del tipo che mi fa gridare allo scandalo e crea in me un ingestibile sconvolgimento interiore, dal momento che avevo cominciato a notare già da qualche puntata – pur non volendoci credere – che molti indizi puntavano immancabilmente e instancabilmente nella sua direzione e non ne ero particolarmente felice. Il solo collegarla al dottor O. aveva già fatto inarcare molte sopracciglia, perché Absentia non fa mai niente per caso – se sembra che lo faccia, avrà sicuramente una spiegazione razionale da darci più avanti -  ed era una coincidenza troppo ovvia per essere, appunto, solo una coincidenza.

 

Io credo che in parecchi ci aspettassimo che sarebbe finita così, solo non sapevamo il grado di coinvolgimento di Alice nella trama, e quindi la portata della sua colpevolezza, che avrebbe potuto fare la differenza tra una storia poco logica e poco credibile a qualcosa che, invece, ha un suo senso e coerenza interni, come io reputo la svolta che hanno deciso di far prendere al suo personaggio.

Penso, infatti, che sarebbe stato inverosimile mostrarci un'Alice, che fino allo scorso anno si camuffava con la parete grazie a cardigan color salmone, trasformarsi improvvisamente in una mente diabolica responsabile di un intrigo di tali dimensioni, non avendo nemmeno le risorse e il tempo materiale per farlo. Niente è impossibile, d'accordo, ma si sarebbero dovuti almeno compiere passi in quella direzione già dalla prima stagione e proseguendo in quella attuale, cosa che non è successa, anche se il suo personaggio è stato indubbiamente ampliato e approfondito. Ma non poteva essere stravolto.

Alice non era sicuramente il massimo della simpatia, soprattutto nei confronti di Emily nei primi tempi dopo il suo ritorno, ma renderla regista di un complotto del genere avrebbe richiesto un ribaltamento totale e troppo repentino e, soprattutto, doti caratteriali che non ha mai dimostrato di avere. E che infatti non ha mai avuto, nemmeno all'ultimo.

 

Per come la vedo io, Alice è sostanzialmente una poveretta che si è fatta abbindolare da qualcuno in cui aveva riposto la massima fiducia (come si vede nei flashback che la riguardano), è stata accecata dall'ammirazione che provava per un mentore che il suo giudizio offuscato considerava geniale, un uomo perverso e malato che ha trovato in lei un terreno manipolatorio fertile, perché giovane, malleabile e di fatto trascurata dalla famiglia, come lei ammette di essere stata.

Alice era davvero convinta di agire per il bene dell'umanità, e si è trovata suo malgrado inserita in una cospirazione più grande di lei, di cui era all'oscuro. Per me Alice è stata solo una pedina, peraltro sacrificabile e di nessuna importanza. Una sorta di danno collaterale. Non è stata lei ad aver rapito Emily, non è responsabile di quello che le è accaduto, di cui non era nemmeno al corrente, considerandola morta. Non so se sia tutto vero, è quello che lei stessa dice di aver fatto, ma io lo trovo credibile. E per questo in parte mi spiace per lei.

 

Ovviamente non dimentichiamo, però, dovendo mettere tutto sulla bilancia, che ha ucciso un uomo senza pensarci due volte, giustificandosi con il fatto che lui fosse un mostro, il che non depone esattamente a favore di un concetto di integrità morale a tutto tondo.

Oltre a questo, a suo demerito, sussiste l'incontrovertibile fatto di essersi avvicinata a un vedovo inconsolabile con il doppio fine di poter avere accesso al figlio a suo piacimento e senza destare sospetti, quindi fin dall'inizio si è mossa su un terreno consapevolmente mancante di etica. Quindi è vero che è stata una vittima ignara, ma ci ha anche messo del suo. Alice aveva le sue belle ombre e una personalità non proprio trasparente. Ci sono azioni che ha commesso la cui responsabilità non può attribuire alle manipolazioni altrui. E ha tentato di fuggire, per non affrontare le conseguenze delle sue azioni.

 

Però poi si è innamorata di Nick ed è stata un'ottima madre per Flynn – o almeno aveva ottime intenzioni - e se questo non giustifica le sue scelte non etiche iniziale, non la rende però una serial killer priva di sentimenti che ha sempre e solo mentito a quella che è diventata la sua famiglia. Famiglia per la quale ha combattuto, che ha tenuto unita e di cui è stata la colonna portante nel periodo di sbandamento di Emily e di assenza di Nick. Alice non ha solo colpe, voglio ricordarlo sempre.

 

Quello di Alice è un percorso che, tutto sommato, trovo coerente e mi soddisfa. Anche perché non finisce qui. Alice è solo un punto di importanza relativa all'interno di una traiettoria che, mi auguro, vedremo svilupparsi nella terza stagione, per la quale si sono già poste le fondamenta proprio in questa puntata, che, personalmente, non ho trovato adrenalinica come al solito. Non sto dicendo che io non l'abbia apprezzata, ma non è stata corposa ed esplosiva per come ci si aspetterebbe dal capitolo finale di una qualsiasi stagione televisiva, anche in considerazione di quella dello scorso anno. Ci sono stati episodi molto più sconvolgenti ed emotivamente catastrofici nel corso della stagione, rispetto a quest'ultimo. L'ho trovata una puntata di attesa, di certosina costruzione di tutta una serie di strade potenzialmente di ampio respiro che, speriamo, vedremo nel prossimo capitolo.

 

Secondo me, ma è solo una mia ipotesi, la seconda stagione è stata costruita, o quantomeno concepita, come se fosse un corpo unico insieme alla terza, quasi una sorta di “stagione doppia”, perché non abbiamo avuto una vera e propria chiusura in grado di reggersi autonomamente – come nel caso di quella passata, che ha terminato la sua corsa in modo soddisfacente, piazzando un cliffhanger nei secondi finali – ma ha lasciato in sospeso moltissime questioni, aprendosi molteplici altre possibilità, in primis cercare di capire come salvare quel povero ragazzo dal riformatorio, se le conseguenze di ripetuti eventi drammatici dovessero iniziare ad agire dentro di lui tutte insieme.

 

La scena più significativa è stata per me proprio quella del confronto tra Emily e Alice. È stata giusta, dovuta e ci ha permesso di assistere alla graduale trasformazione della rabbia e dello shock provati da Emily nel rendersi conto di aver affidato la cosa più preziosa della sua vita a quella che di colpo era diventata la nemica numero uno (“I trusted you more than I trusted myself”) - e rendendo così comprensibili le parole sibilline di Red Wolfe su “Vieni qui in Moldova a cercare me, quando dovresti pensare ai casini a casa tua”, (parafrasando liberamente: “Your own backyard is a mess”)-, nella consapevolezza di trovarsi davanti a una persona priva di appigli, allo sbando, disperata, e a un passo dal panico (quando le punta l'arma contro), ma sincera nei proclami di amore per la “loro” famiglia. La vede come una vittima sulla quale sarebbe crudele inferire ulteriormente, perché Emily conosce la natura umana e non punta mai il dito. Ammette errori e debolezze.

 

Mi è piaciuto moltissimo il fatto che Emily si renda conto di essere lei la più forte in questa circostanza, che mostri quell'empatia e compassione che le sono connaturate e che decida di non dispiegare un eccesso di forza che sarebbe suo diritto utilizzare (sia per legge, che per motivazioni personali), consegnando Alice alla giustizia. Emily vede in lei un essere umano alla fine della sua corsa, al quale vuole dare un'altra chance, perché prevale in lei comprensione umana, non vendetta o assoluto bisogno di giustizia (che le competerebbe come agente FBI, ma sappiamo che Emily piega questo concetto alle proprie valutazioni, che l'hanno già messa nei pasticci, profilandosi per lei una sospensione a causa dell'“interrogatorio” sui generis al defunto dottor O.).Non penso di poterla amare di più, l'ho già detto?

 

Il vero colpo di scena è stato per me, invece, il colpo di pistola che ha ucciso Alice, partito dalle mani di Julianne Gunnarson che, quindi, non è stata con noi dieci puntate solo per parlare a bassa voce, sedare risse, fare gli onori di casa con grande eleganza e compostezza, mettere pezze a uomini insicuri del loro ruolo (Nick, nel caso ce lo stessimo chiedendo).

Julianne era la mia indiziata preferita – la sua presenza doveva pur avere un senso –, perché la ritenevo sacrificabile in quanto inutile. In realtà, nel giro di pochissimo, ha mostrato la sua vera natura di “acqua cheta che distrugge i ponti”, ha cacciato Crown dal suo ruolo e ufficio e ha preso in mano la situazione in modo energico e inaspettato, rendendosi, a questo punto, ancora più sospetta di quanto non la ritenessi prima, così per gioco. Questa donna nasconde ENORMI misteri, se volete la mia opinione. Sarà/sarebbe una cattiva coi fiocchi!

 

Perché mai ha ucciso Alice? È vero che quando Emily concede ad Alice una via di scampo – cioè una vita in fuga senza rivedere la sua famiglia – Alice le si avvicina puntandole inavvertitamente ancora contro la pistola, mentre Emily ha già abbassato la sua. E da lontano, senza conoscere il contenuto del dialogo in corso, poteva sembrare un gesto equivoco e pericoloso, quindi Julianne ha agito correttamente, forse al limite con un eccesso di zelo. Ma è andata davvero così? O aveva i suoi motivi per ucciderla? Alice potrebbe essere davvero la pedina insignificante in un gioco molto più ampio che coinvolge l'FBI e il governo?

Perché, soprattutto, era lì? A fare che cosa? Perché non si fidava di Emily, dopo averla informata inaspettatamente di volerla a tutti i costi nel suo team? O perché temeva il peggio? Voleva impedirle di fare di testa sua come sempre? Ma la vera domanda è: perché mai stava sfogliando il dossier di Cal?! (Questa è la parte più grave).

Mi è piaciuto lo stratagemma con il quale ci lasceranno mesi a congetturare sulle possibili responsabilità di Julianne nel rapimento di Emily, che sono potenzialmente infinite.

 

E più di tutto ho apprezzato che si sia deciso per la morte di Alice, invece che la sua fuga, scelta che avrei trovato non coerente con la linea di Absentia, che di norma prende il toro per le corna e non mostra compassione per nessuno, optando sempre per la via più decisa e implacabile. Onestamente non avrei trovato per nulla interessante o coinvolgente l'idea di una terza stagione (mi rendo conto di darla per scontata, ormai) sulle tracce di Alice, che per me poteva starsene ovunque nel mondo senza dar notizie di sé.

Più che altro è difficile immaginare l'impatto che l'ennesimo trauma potrà avere su Flynn, a cui davvero è capitata qualsiasi cosa probabile e improbabile e che adesso si trova senza quella che è stata da tutti considerata la colonna portante della sua vita, l'unica in grado di riportare ordine in un universo caotico di una famiglia diventata bersaglio annunciato di ogni tragedia umanamente raffigurabile.

 

Non che Nick sia in una condizione migliore, tra la delusione di non essere stato l'agente eroico che aveva creduto di essere e la scoperta di essere stato manipolato dalla sua terapista e futura seconda moglie, proprio in virtù della sua vulnerabilità dopo la perdita di Emily e di non essersene mai accorto. Come si ricostruisce fiducia nel genere umano, dopo eventi del genere? (“We let the devil in”. Puoi dirlo forte!)

 

Spero che la rinnovata vedovanza di Nick non significhi che ci sia all'orizzonte un ulteriore capitolo Nick-Emily, perché sono stanca di continuare a prendere perfino in considerazione un'ipotesi del genere e credo fermamente al “Non possiamo cancellare quello che è stato”, pronunciato da Emily, al quale mi aggrappo con la forza della disperazione.

 

Naturalmente, a questo proposito, la scena che invece mi ha fatto saltare qualche coronaria è stata quella in cui il nostro eroe Cal – che non ha avuto un ruolo granché incisivo in questa finale, pur continuando a supervisionare le condizioni di Emily in ogni circostanza, come se ormai fosse per lui una seconda natura – ha proposto una necessaria pausa di decompressione a una Emily in procinto di farsi esplodere le meningi, perché in ansia per la sorte del figlio. Alla frase: “Let's go blow off some steam” ho avuto un mancamento.

 

Ora. Molto bello tutto, tutto molto apprezzato, bella l'amicizia che sta nascendo tra i due, sarò per sempre grata a Cal per esserci stato in ogni occasione, per averla aiutata, sostenuta, calmata, per essere stato tutto quello che nessun altro aveva capito di dover essere. Cal, sei il nostro uomo da sempre, tante care cose a te.

E ovviamente ho rivisto la scena di loro due soli, in collina, al buio, a fare tiro al piattello con le birre (con lui che, secondo me, l'ha lasciata vincere), ballare, lasciarsi andare, diminuire lo stress e la tensione, buttar fuori le scorie di una situazione sempre meno sopportabile, un discreto numero di volte (giusto solo per vedere Emily ballare, abbandonando per un attimo i tormenti).

Ma questo non significa che stiamo puntando unicamente verso il “bromance” tra di loro, VERO? Perché sarebbe uno spreco per quelle due giacche di pelle uguali indossate da entrambi nello stesso momento. Non ci si veste uguali così per caso, altri telefilm insegnano.

E comunque, a parte gli scherzi (?) rimane sempre il tarlo del passato di Cal, che sicuramente salterà fuori con un tempismo perfetto (…) in modi che, probabilmente, ci faranno perdere anni di vita o grammi di fegato, sono già rassegnata all'inevitabile. Absentia non ci farà sconti. (Prima possiamo vederli due minuti felici insieme? Grazie).

 

In tutto questo, chi si occuperà del povero Jack? Continuo a credere che la liason Jack-Alice non fosse grandemente necessaria. A che cosa sarebbe servita, di grazia? A farci familiarizzare con l'idea che Alice non fosse quell'esempio di rettitudine che ci aspettavamo e di cui Emily era profondamente convinta? A rendere più semplice il passaggio “Madre di famiglia integerrima” a “Complice sprovveduta dello scienziato pazzo”?. O a far di nuovo scivolare Jack lungo una china dalla quale lo credevamo risalito?

La trasformazione di Jack in quasi-stalker disperato è stata abbastanza difficile da digerire. È vero che non possiamo mai dimenticare che Jack non è solo l'irreprensibile medico/fratello che si è visto in questa stagione, ma che ha anche tratti piuttosto accentuati di oscurità interiore, ma vederlo dar di matto fino a quel punto, per ALICE (dai...), è stato ben poco edificante.

Ha dimostrato di non essere ancora definitivamente guarito dalla dipendenza, ne ha solo sostituita una (l'alcolismo) con un'altra (Alice). Il “Senza di te temo di tornare in quegli abissi” (anche qui, parafrasando) è una dichiarazione estremamente pericolosa, primo perché non corrisponde a verità – per quanto Alice possa averlo aiutato, è stato lui a resistere all'impulso di bere dopo la delusione lavorativa, quindi dovrebbe darsi maggiore credito - e poi perché dimostra quanta strada debba ancora fare e di quanto aiuto abbia ancora bisogno. Da una persona dotata di maggiore saggezza e affidabilità, questa volta. Come reagirà ora di fronte alla morte di Alice? Per rispondere a tutti gli interrogativi e sviscerare ogni possibile sviluppo della trama non basterà nemmeno una sola altra stagione, datecene pure quante ne volete.

 

Da un punto di vista cinematografico non è stata una puntata di inquadrature o scelte artistiche particolarmente evocative o qualitativamente superiori alla norma, perché ci avevano abituato all'eccellenza. Non posso però non sottolineare la magnificenza e la potenza della scena finale, quando Emily va a recuperare i dispersi sulla montagna presentandosi vestita da matrioska. Senza bisogno di alcun dialogo, si riesce a veicolare puntualmente la necessaria emozione, grazie a un contesto ambientale particolarmente pregnante e in sintonia con il simbolismo narrativo. Un modo perfetto di chiudere la stagione, con grande maestria ed eleganza.

 

A questo proposito, continuo a trovare debole l'espediente narrativo di mandare l'allegra famigliola a campeggiare al gelo in montagna, nel bel mezzo di un'indagine cruciale con protagonista proprio Flynn. Capisco bene che Alice abbia premeditato la fuga e le servisse mettere distanza tra lei e la sua famiglia, dalla quale non si sarebbe potuta sganciare con altrettanto agio. E capisco che Nick abbia ritenuto che fossero più al sicuro in mezzo al nulla sotto la sua supervisione. Ma è davvero credibile che una moglie dichiari all'improvviso di non sentirsi bene e di volersene tornare a casa DA SOLA su sentieri che presumibilmente non conosce – non amando quel tipo di attività – e che un marito, per non deludere il figlio, la assecondi? Con la conseguenza di rimanere disperso nel nulla, con il solo ausilio di un cellulare la cui batteria ha una durata infinita e con una ricezione invidiabile? Comprendo le ragioni per cui servisse uno stratagemma del genere, anche per tenere Flynn al riparo da tutto, ma non trovo credibile che un agente FBI rinunci anche a un solo giorno di indagine – mentre la squadra continua a lavorare - e lasci tornare a casa da sola una moglie in preda al malessere. No, non mi convince. Ma è l'unico minuscolo dettaglio che trovo narrativamente debole.

 

**

 

Bene, siamo arrivati alla fine. Non voglio scrivere un pippone conclusivo sulla stagione di Absentia nel suo complesso, perché ne ho lungamente parlato in ogni recensione e non ce la fa più nessuno. Dico solo che questa stagione di Absentia ha mostrato un incredibile miglioramento rispetto alla prima, che già mi era piaciuta soprattutto per quella sua caratterizzazione molto, molto cupa, che quest'anno si è fatta meno tormentata e molto più cesellata. Apprezzo sempre il coraggio di mostrarci personaggi imperfetti che sono se stessi fino in fondo e non chiedono scusa per loro scelte. Sono persone vere che non sempre si comportano per come ci piacerebbe, ma che rimangono sempre fedeli a quello che sentono e non cercano approvazione o di farsi amare a ogni costo.

 

Abbiamo accompagnato Emily in un incredibile viaggio dentro i suoi abissi e la sua indicibile sofferenza, a cui è seguita una difficile rinascita in una traiettoria umana di cui ho amato ogni singolo passo, soprattutto quando si è presentata nei suoi momenti più respingenti. Ammiro la sua forza sovrumana e la gentilezza che le è innata. Lo scorso anno la ammiravo, oggi le sono sinceramente affezionata. Non vedo l'ora di continuare a seguire la sua storia.

Tutto il resto – la cinematografia, la cura per i dettagli, lo svolgimento graduale della storia, l'inserimento di nuovi personaggi, la passione che ha generato nel pubblico – ha dimostrato come la qualità generale sia sia decisamente innalzata, fino a livelli che mi parevano impossibili da raggiungere solo fino a qualche mese fa.

Quindi, complimenti a tutti e grazie per un altro incredibile viaggio nel mondo di Absentia. Devo ribadire il concetto per cui Stana Katic è la miglior attrice dell'Universo? Ormai mi conoscete. E tra l'altro non è un'opinione personale, ma la realtà oggettiva (scherzo) (?)

 

Personalmente ringrazio chi mi ha letto, commentato, scritto messaggi, chiacchierato, fatto compagnia, inviato gif e immagini, chi ha espresso la sua opinione, chi mi ha dato la sua versione della storia, dedicandomi minuti della sua vita. E grazie ad Absentia Italia, per l'invito e l'opportunità di scrivere recensioni e la grande professionalità collaborativa, per avermi fatto da cuscinetto intorno e avermi sostenuto, sempre, in modo puntuale e affettuoso. Potrei andare avanti ancora per altre otto stagioni (oh, non c'è niente di male nel desiderarlo!).

Grazie a tutti!

 

 

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