2x07 Boom

“Straziante bellezza”.
Sono le parole che mi turbinano nella mente nel tentare di descrivere gli ultimi minuti della puntata, quei dieci minuti infiniti costellati da emozioni struggenti, di quelle che fanno male, che colpiscono duro, perché le viviamo come se fossero nostre. Non siamo semplicemente spettatori di un racconto. Non più. Ci siamo dentro fino al collo.

Il livello cinematografico raggiunto nel segmento finale in cui si susseguono eventi dolorosi e sconvolgenti, capaci di toccarci nel profondo, è molto più che eccellente. È qualcosa che non mi aspettavo di vedere in Absentia, la dimostrazione che questa stagione sposta sempre più in alto l'asticella della qualità. 
Mi è sembrata quasi un'estetica da film che non di una puntata di una serie televisiva in un punto qualsiasi del suo percorso.

La scelta di far accompagnare il voice-over di Emily a una canzone toccante in lingua rumena, la cui malinconia intrinseca arriva dritta al cuore, le lacrime di Emily nello scoprire l'agghiacciante morte di Tommy subito dopo aver assaporato la gioia luminosa di riabbracciare il figlio, una volta rientrata negli Stati Uniti, come se per lei non potesse mai esserci tregua – lacrime che non possono lasciarci indifferenti perché Emily si sfalda davanti ai nostri occhi trascinandoci dentro la sua sofferenza vivissima - e la sensazione finale che dalle ceneri di una devastazione ininterrotta stia nascendo una nuova donna capace di trasformare in propellente quello che il destino avverso continua a scaraventarle contro, hanno reso quei minuti molto più che banalmente commoventi. Tolgono il fiato per la loro bellezza. Non penso di aver mai assistito in Absentia a qualcosa di altrettanto stupefacente.

[Ora smetto con i toni lirici].

Nonostante i giorni avventurosi della Moldova siano finiti (lo sapevo che non dovevo affezionarmi troppo all'idea), credo che la missione sotto copertura abbia rappresentato un'esperienza propulsiva significativa, un momento di svolta che ha rimesso in contatto Emily alla sorgente inesauribile della sua forza interiore. L'ha messa duramente alla prova, ma le ha dimostrato che è (ancora) una donna intraprendente, coraggiosa, temeraria, geniale nel suo lavoro, capace di connettersi intimamente alle persone. Le ha fatto rialzare la testa.

È stata anche un'ottima occasione per costruire delle solide basi nel rapporto tra lei e Cal, grazie all'aver condiviso esperienze molto dure, direi estreme. A causa delle circostanze imprevedibili e pericolose che hanno dovuto affrontare, facendolo nel migliore dei modi, essendo appunto i migliori, sono stati costretti ad appoggiarsi all'altro e a mostrarsi reciprocamente in tutta la loro umana vulnerabilità. Vulnerabilità che, però, è sempre stata generosamente accolta dall'altro con sensibilità e calore, mai giudicata, mai respinta. Non sono solo due ottimi partner, sono anche delle belle persone prese singolarmente.

Cal ha saputo gestire con successo l'attacco di panico di Emily in acqua ed Emily gli è stata accanto con delicatezza e rispetto dopo la morte di Holt, quando gli ha sfiorato la mano con un tocco fugace delle dita, senza esagerare in sentimentalismi e senza irrompere nel suo spazio privato in modo inopportuno. Si è fermata con pudore sulla soglia del suo dolore, in silenzio, pur trasmettendogli il conforto di cui Cal aveva bisogno. Piccoli gesti di estrema importanza.

Mi è piaciuto molto, considerando l'evoluzione dei loro rapporti, come hanno deciso di gestire l'avvicinamento tra i due, che è avvenuto in un modo che ho trovato naturale e giusto, senza bruciare le tappe, con l'intento di costruire delle fondamenta solide di amicizia e di fiducia. [Poi, chissà. “A girl can dream”].

La puntata si apre nel pieno dell'azione, proprio come era stata fortemente caratterizzata la precedente: Emily e Cal, a cui sono bastate meno di ventiquattro ore in Moldova per essere perseguitati da chiunque a qualunque titolo, vengono salvati in extremis da Holt, che rappresenta un vero e proprio “Deus ex machina” in grado di risolvere una situazione ormai data per impossibile, lasciandoci come al solito con una scia di adrenalina da smaltire. 
Holt è un personaggio che ho apprezzato parecchio, come quasi tutte le guest star di questa stagione, che nonostante compaiano solo per brevi periodi e di solito finiscano all'obitorio o fatte a pezzi nei campi, riescono comunque a lasciare un'impressione decisamente energica. Ho amato la sua chiassosa allegria, la lealtà che dimostra a Cal fino all'ultimo e la sua irruente generosità, che lo porta a incontrare troppo presto la sua fine.

Dopo il salvataggio rocambolesco il ritmo però rallenta, creando una pausa che serve a riequilibrare le precedenti circostanze convulse e far riprendere fiato a Emily e Cal nella casa nel bosco, abitata dalla saggia presenza di una donna come Oksana, in grado di connettersi a Emily con un'immediatezza priva di orpelli e un'istintività che raramente abbiamo visto. Oksana sa penetrare in modo asciutto ed essenziale nella corazza di Emily, nonostante venga minacciata a suon di forchettate dentro la propria dimora, come primo impatto. Credo abbia intuito senza bisogno di spiegazioni il tipo di tormento che Emily nasconde – perché simile al proprio - e sia riuscita, con l'esempio e una conversazione scarna, a offrirle qualcosa su cui riflettere e da custodire per il futuro. Tutta la lezione di caccia al coniglio è stata finemente simbolica, e sono sicura che ne vedremo le applicazioni pratiche in futuro. Mi è piaciuto il ruvido affetto che si è creato tra loro, che traspare nell'abbraccio finale e la delicatezza di Oksana nel prendersi cura con rispetto del corpo insanguinato di Holt, quando lo lava con un panno, in un ultimo gesto di profonda umanità.

L'apoteosi della puntata si raggiunge nell'incontro con Rex Wolfe, in quella che doveva essere la tappa culminante della missione sotto copertura, ma che si rivela invece l'ennesimo punto di partenza per ulteriori indagini. [Lui mi ricorda Voldemort].
Non penso di aver mai avuto tempo di respirare nella scena dell'inseguimento al rallentatore dentro il campo minato, un contesto che porta all'estremo il livello di pericolo e di “suspance”, con in sottofondo le urla di Cal che tenta invano di fermare Emily, che invece sa quello che fa nel seguire le orme di Rex, senza mettere a repentaglio avventatamente la propria vita.

Nonostante Rex Wolfe rappresenti il “villain” della situazione, quello che dovremmo odiare e per la cui morte dovremmo felicitarci, la sua figura mi ha colpito, sin dal primo incontro nei boschi insieme a Nick, per la compostezza, l'eleganza ascetica, la calma misurata con cui ha svolto il suo ruolo di serial killer e ha infine accettato stoicamente il suo destino ormai segnato, una volta sentito il “click” della mina.
Perfino nell'interrogatorio a cui Emily lo sottopone in quelle condizioni precarie non perde l'assoluta compostezza, che è il tratto per cui lo ricorderò sempre, pur essendo (letteralmente) a un passo dalla morte. È lei invece a mostrare qualche emozione in più, nel cercare di strappargli altri dettagli su un caso che la vede coinvolta personalmente. 
È stata una scena molto potente, ricca di intensità e di energia compressa sempre in procinto di esplodere, con la desolazione di un paesaggio quasi apocalittico a fare da sfondo.

Ma quando pensavamo di averle viste tutte, almeno per questa settimana, abbiamo trovato ad attenderci il colpo peggiore e, almeno nello svolgimento, inaspettato. Tommy. [Sospiro].
Premessa: so che ci sono varie teorie, morto sì/no, suicidio sì/no. Per ora mi attengo a quello che ho pensato guardando la scena e senza aver visto il promo della prossima puntata, cioè considero Tommy effettivamente morto e dubito molto si sia trattato di suicidio. 
Francamente non trovo che gli elementi messi in scena negli ultimi istanti di vita siano indicativi di un suicidio oltre ogni ragionevole dubbio. Ovvero non credo che l'essere stato sospeso (immagino che fosse consapevole dei rischi che correva e che quindi non fosse una possibilità così remota), non avere nessuna prova concreta di quello che ha scoperto nei laboratori della Catalyst Diagnostic, perché sono state cancellate dal suo cellulare, aver annegato i dispiaceri nell'alcol e, in ultimo, aver toccato con affetto/rimpianto il braccialetto donatogli da Emily possano essere significativi di una improvvisa devastazione interiore che l'ha portato al suicidio. Tommy aveva ancora molto da dare, non aveva rinunciato a vivere.

La teoria che a me pare più probabile è che si sia avvicinato a qualcosa di pericoloso – a questo punto sapeva troppo, prove o non prove - , che questo l'abbia messo irreversibilmente nei guai e abbiano così deciso di inscenare un suicido per sviare le indagini. Del resto ucciderlo con il Fentanyl sarebbe stato troppo ovvio, l'unico modo che avevano di farlo sparire senza destare sospetti era unicamente far passare la sua morte per un suicidio.

Non mi è semplice parlare della morte di Tommy da un punto di vista emotivo. 
Personalmente non sentivo per lui un forte attaccamento, anche se non lo consideravo un personaggio negativo e apprezzavo l'amore che provava per Emily. In più da tempo temevo che si sarebbe messo nei pasticci, indagando per conto di Emily e infrangendo le regole della sua professione. Prima o poi qualcosa di grave sarebbe successo, l'ho sempre avvertito circondato da un'aura di tragedia incombente, non spiegabile razionalmente.
Mi ha però sconvolto vederlo morto e mi spiace molto che la sua esistenza sia finita in questo modo, mi dà un senso di incompiuto, quasi di spreco. Non mi capacito che non lo rivedremo più, era parte integrante di Absentia. Mi sembra una perdita difficile da superare, anche per la serie in sé, è forse la prima morte che mi tocca tanto da vicino.

Dico questo anche se non sono mai stata una grande fan della relazione tra lui ed Emily e non lo sono nemmeno adesso, sostanzialmente perché la trovavo sbilanciata a sfavore di Tommy, che la assecondava e accettava pazientemente i suoi tempi e le sue richieste, in una relazione che per me non era paritaria, non perché Emily non lo amasse a sua volta, ma perché non era ancora pronta a gestire un rapporto adulto di reciproco scambio - sarebbe servito altro tempo e non so se sarebbe stato possibile ricucire lo strappo di quanto accaduto durante il loro ultimo incontro. Di fatto non lo sapremo mai. Dobbiamo però dargli credito di essere stato l'unico ad aiutarla senza pretendere niente da lei e ad accettarla nel suo periodo più buio. Non posso dimenticare i loro momenti teneri, quell'improvvisa apertura da parte di Emily, la felicità manifestata da Tommy nel sentirla più vicina. Per qualche minuto abbiamo creduto che la luce stesse iniziando a filtrare nel tunnel.

La reazione di Emily è di pura disperazione ed è onestamente arduo vederla sopraffatta da una sofferenza così indicibile. Confesso all'inizio di aver temuto che questo fosse l'ennesimo colpo per Emily, magari quello fatale, perché è indubbio che la sorte non faccia altro che tentare di seppellirla sotto carichi che devasterebbero chiunque. Ci mancava solo l'ennesimo senso di colpa per aver causato la morte di qualcuno che amava – perché io non credo ci metterà molto a fare due più due su come sia andata tutta la faccenda. Come se non passasse già la maggior parte dei suoi giorni a tormentarsi per i potenziali danni che potrebbe causare alle persone che ama, solo facendo parte delle loro vite.

In realtà, dopo il primo impatto, mi sono trovata a essere ottimista sulla nuova Emily, quella rinata dopo la Moldova, anche grazie all'incontro con Oksana. Tra le righe delle sue riflessioni finali si intuisce un abissale cambiamento di prospettiva in lei: non è più vittima. Non è più il coniglio che le compare accanto quando si inoltra nel bosco, quella che deve annusare il pericolo e vivere oppressa dalla possibilità che qualcuno torni a colpire lei o la sua famiglia. Si è trasformata in una cacciatrice. Di verità, nel suo caso. Non si fermerà finché non otterrà quello che vuole, cioè scoprire il mistero alla base di tutto, e lo farà con lucida determinazione. Sono convinta che utilizzerà ogni sopruso, ogni ingiustizia subita come benzina per sostenere la sua corsa inarrestabile, invece che farsene affossare. Alla fine sarà lei a stanare le prede attendendole in silenzio e finalmente catturandole. O, almeno, questo è ora il suo intento primario e ce lo fa capire con forza e chiarezza.

A questo punto, prima di proseguire, io vorrei però sapere che cosa nasconde il nostro Cal di tanto grave per cui “non debba affezionarsi, nonostante gli sguardi che le lancia” (cit. Holt). Minimo sarà qualcosa per cui non ha nessuna colpa, tipo: “Mentre scavavo un orto a mani nude per la scuola di un villaggio libanese, ho inavvertitamente provocato la distruzione di una intera provincia, ma li ho salvati tutti caricandomeli sulle spalle, zoppo”. Solo che temo che non sarà così semplice. (Avete visto come la fa ridere a inizio puntata, dopo essere stati fatti prigionieri sul furgone? È decisamente il nostro uomo).

Bene. Arrivo sempre a questo punto della recensione in cui scrivo “Venendo invece a Nick/Alice/Jack” e mi rendo conto che se le narrazioni che coinvolgono Emily sono sempre intense, importanti, appassionanti, curate nel minimi dettagli, spesso profondamente simboliche, per me il resto non è allo stesso livello. Non è altrettanto interessante, ben sviluppato, non mi appassiona, di solito combatto con un impellente bisogno di andare oltre, di tornare da Emily. E non perché io apprezzi Stana Katic più di chiunque altro (al mondo!), ma perché Emily sa costruire intorno a sé un mondo emotivo di cui amo far parte.

Mi rendo conto dell'intento ammirevole di voler ampliare le storie degli altri personaggi, ma forse io non sentivo questo bisogno vitale di seguire Alice e Jack in una storyline che non mi è mai interessata fin dall'inizio e mi fa, al limite, preoccupare per le fragilità di Jack, che di tutto ha bisogno tranne che di infilarsi in un caos del genere. In più ho trovato molto brutto che la mossa successiva al consiglio “Trovati un hobby” sia stata quella di farla finire con Jack in un hotel a ore da cui ovviamente ci si porta a casa la carta intestata, nel più banale dei comportamenti, come se non fosse il capo di accusa numero uno in situazioni del genere e il segno inconscio di una coscienza sporca. Perfino Freud sta scuotendo la testa. 
So che l'hobby è in realtà la saldatura, ma la tempistica è decisamente inopportuna.
Non sto dicendo che i due non vadano bene insieme, perché li vedo anche simili nella loro garbatezza e propensione ad aiutare il prossimo, non mi piace come hanno strutturato la storia, motivando ben poco passi che sarebbero dovuti pesare come il piombo. Alice non sta solo tradendo suo marito, ma lo fa con qualcuno di cui conosce la sensibilità e il passato, senza tener conto del legame familiare, che non sarà una vera e propria parentela, ma non sono certo due estranei. Avrei preferito per loro delle strade molto diverse, almeno non così (tanto) prevedibili. E Jack è già visibilmente quello più coinvolto. Su lei non voglio dire niente.

Per quanto riguarda Nick, capisco che abbiano deciso di sottoporre il personaggio a pressioni su vari fronti, ma quello che inizia a stancarmi è il rivedere continui flash del suo evento drammatico, di cui siamo peraltro già stati testimoni. Non si tratta di scoprire momenti di un misterioso e terrificante passato, come nel caso di Emily, di cui siamo totalmente all'oscuro. E capisco che rivivere in loop quei momenti che l'hanno posto di fronte a quella che lui considera la sua miseria umana e che lo hanno messo in discussione come uomo e come agente - mentre io credo si stia giudicando troppo duramente-, sia un effetto del suo stress post-traumatico, solo che a questo punto li trovo ridondanti e, per quanto mi riguarda, l'intervista con Erika è solo un modo di ripercorrere ancora una volta (fingendo di parlare di Tyler, e proiettando su di lui le proprie emozioni) una tematica che ci era stata illustrata la scorsa settimana, ovvero il suo dilemma interiore ed etico trovandosi costretto a sostenere una versione dei fatti che ironicamente lo dipinge come eroe, mentre lui si percepisce l'esatto contrario. Ok, abbiamo capito. Possiamo andare oltre?

La cosa che mi dà da pensare, sempre parlando di Nick, è che ultimamente sembra più interessato alle sorti di Emily, rispetto al passato in cui non la trattava con particolare garbo (essendo il solito Nick), il che per me non è una strada percorribile. A nessun livello. BIG NO.
Tenterò di convincermi che siano solo amici che tengono al bene dell'altro, soprattutto nella veste di genitori di Flynn. D'altro canto non vedo come qualcuno potrebbe voler stare/tornare con Nick. Gli do l'attenuante di essere stato gravemente colpito dalla vicenda del rapimento della prima moglie, voglio sperare che prima, pur essendo sempre stato un uomo chiuso, fosse dotato di maggiore empatia rispetto al nulla attuale, come dimostra sganciando la bomba della morte di Tommy a una donna affranta, per poi lasciarla da sola per andarle a prendere dell'acqua.
Io capisco perfettamente che la scena del dolore di Emily sia molto più evocativa in questo modo, tenendo conto che la sua parabola è sempre stata quella della solitudine, ma un abbraccio non ti è proprio venuto spontaneo darglielo, Nick? Sarei andata io a offrirle il mio corpo per sostenerla!

Questa volta sono molto più curiosa del solito di sapere se anche per voi questa puntata è stata magnifica ed è riuscita a scalzare tutte le altre dall'elenco delle vostre preferite. Fatemelo sapere!

  • Visite: 344
  • www.absentiaitalia.it
  • Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Segui Absentia Italia sui social

Absentia Italia is a not-for-profit unofficial fansite. We are no way affiliated with Absentia Series, AXN, Sony Pictures Television, Masha Production or anyone related to the show. All rights reserved.
We do not claim ownership of any of the pictures displayed in the site. All pictures are copyright to their respective owners and no infringement is intended. If you are the owner of an image and wish to be credited or to have the image removed, please contact us.